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Intervista dei GD alla candidata europea Manuela Bora

Manuela_Bora-1341. Sei giovane e sei donna come queste due categorie possono cambiare il futuro dell’Europa?

In questo delicato periodo storico la generazione under 35, quella maggiormente investita dalla crisi nella delicata fase della crescita, dello studio e dell’ingresso nel mondo del lavoro, non può tirarsi indietro e deve anzi essere in prima linea per battersi per un’Europa diversa: più giusta, più libera, più competitiva e più forte. Per questa ragione credo che il PD debba raccogliere l’indicazione proveniente non solo dalla sua organizzazione giovanile, ma anche da tanti giovani amministratori, segretari di circolo, militanti e iscritti, attivi nei più disparati campi della società civile, dell’associazionismo e del volontariato: questa volta la nostra generazione, se davvero si è deciso di voltare pagina, deve concorrere con una candidatura che possa rappresentarne il punto di vista nella competizione per l’elezione del nuovo Parlamento Europeo.
La legge per le elezioni europee consente di esprimere tre preferenze, rendendo più agevole per ampi settori dell’elettorato e del Partito Democratico la possibilità di scegliere di votare per una candidatura giovane senza rinunciare a sostenere altre persone. Non chiediamo un posto sicuro in una lista bloccata per un coetaneo, ma dal basso proponiamo di far vincere al Partito Democratico la sfida di rappresentare la generazione under 35, sempre più sfiduciata e lontana dalla politica, bisognosa di una proposta di forte cambiamento in Europa. Quella generazione che nel futuro del nostro continente rimette le proprie aspettative e le proprie speranze.
Il Pd avrà per le candidature alle europee cinque donne alla guida delle liste del Partito democratico nelle cinque circoscrizioni. E’ un segnale molto forte, che dimostra la grande sensibilità sul tema della presenza femminile.
Dietro alla svolta rosa c’è sicuramente l’impegno di farmi portavoce di alcune questioni importanti e ancora irrisolte, come il tema dell’uguaglianza di genere, della parità salariale e il dramma del genericidio.

2. Secondo te l’Europa dovrebbe aumentare i fondi regionali per contrastare il digital divide?

Nella nuova programmazione comunitaria 2014-2020 l’Europa ha messo a disposizione, attraverso il piano europeo Horizon 2020, 77 miliardi di euro in sette anni per dare una scossa alla connettività nell’Agenda digitale. L’obiettivo di Horizon 2020 è assicurare una connessione Internet da 30 Megabit al 100% della rete e da 100 megabit al 50% a tutti i Paesi membri. Ma gli obiettivi appaiono ambiziosi, visto che la banda larga attualmente copre il 14% del territorio italiano contro il 54% della media Ue e pertanto le risorse comunitarie non appaiono sufficienti a raggiungere un traguardo così importante. A confermarlo è lo stesso Maurizio Dècina, docente al Politecnico di Milano, il quale ha stimato che dieci miliardi di euro possano bastare solo per ottenere il 50% delle case connesse, con la copertura dell’80% del territorio. Egli ha inoltre sottolineato che gli obiettivi di Horizon 2020 sono assolutamente irrealizzabili visto che in Italia esiste ancora un digital divide che priva di connessione Internet ben 2,5 milioni di cittadini.
Personalmente ritengo che l’Europa dovrebbe aumentare i fondi regionali per contrastare il digital divide, perché il ritardo nell’Agenda digitale e banda larga costa all’Italia 35 miliardi di euro. Per fortuna intanto il governo sta accelerando su tre fronti dell’Agenda Digitale: l’anagrafe nazionale (frutto dell’unificazione di tutte le anagrafi comunali), l’identità digitale (per semplificare i servizi di e-government) e la fatturazione elettronica (entro giugno 2014 la PA potrà ricevere solo fatture elettroniche).

3. Pensi che se Schultz verrà eletto presidente della Commissione Europea sarà possibile rivedere i vincoli di bilancio europei?

Il rispetto degli impegni presi è fondamentale per la fiducia nell’Italia e nell’Ue, ma è altrettanto importante che gli obblighi di riduzione del debito siano ponderati alla luce di fattori rilevanti come la stagnazione economica, la deflazione dei prezzi, i forti crediti verso la pubblica amministrazione e il bisogno di rilanciare gli investimenti.
Il candidato dei socialisti europei Martin Schultz ha pubblicamente dichiarato di condividere le riforme del Governo Renzi, perché non mettono in discussione gli impegni derivanti dai trattati europei a cominciare da Maastrich. L’obiettivo con cui infatti Renzi è salito a Bruxelles è quello di far considerare fuori dal patto di stabilità i fondi comunitari, i soldi per rimettere a posto le scuole e quelli per gli interventi di messa in sicurezza del territorio.
Il semestre europeo è molto importante, non è vero che è un appuntamento burocratico. L’Italia ci può arrivare avendo molto da dire e da fare e la revisione del patto di stabilità interno è uno dei temi a me più cari, poiché durante l’esperienza di consigliere comunale e Presidente della Commissione Bilancio mi sono continuamente misurata con le difficoltà dei comuni, in particolar modo con quelle economiche.