Quando si parla di violenza contro le donne e di femminicidi dobbiamo considerare che la nostra società è ancora permeata da una cultura a dominanza maschile, sia dentro che fuori le mura domestiche, per ragioni di ordine storico, sociale o culturale.
Come spiega Antonella Merli, professoressa di Diritto penale, la violenza di genere è un fenomeno sociale, legato a ruoli e comportamenti che la società stabilisce per i due sessi. Ma non è solo la società a essere messa in questione. C’è per lo meno anche la cultura, che contribuisce all’accettabilità sociale della violenza sulle donne. Perciò la violenza di genere è anche un fenomeno culturale.
E allora proprio da queste brevi specifiche teorico-normative prende spunto un’importante riflessione circa la concezione che la politica e la società hanno del tema.
Le nostre proposte: educazione e sostegno economico
L’attuale governo Meloni con il DDL 1433 introduce il reato di femminicidio (art 577-bis c.p.) inasprendo le pene previste, prevedendo anche l’ergastolo.
Questo decreto non risolve il problema perché, come abbiamo detto, la violenza sulle donne è un fenomeno sistemico che nasce e ha radici nel contesto sociale e culturale.
Crediamo che siano altri gli interventi che dovrebbero essere adottati al fine di scardinare ed eradicare tale piaga sociale.
È necessario intervenire contrastando precocemente gli stereotipi culturali a partire dalla socializzazione primaria attraverso programmi di educazione alle differenze e all’affettività e per tutto il corso di educazione/formazione.
Occorre sviluppare interventi di sostegno all’autonomia economica delle donne in condizioni di particolare criticità, anche misure quali il “reddito di libertà”.
E allora dopo la giornata dedicata al contrasto della violenza sulle donne ci sentiamo di rivendicare a gran voce l’importanza dell’agire, l’agire in comune per superare questo fenomeno che continua a essere una vera e propria piaga sociale.
Dobbiamo considerare che proprio nella nostra Regione, le Marche, femminicidi e violenze di genere sono in aumento. Il procuratore Roberto Rossi mette in guardia e sottolinea: «C’è qualcosa che non funziona a livello prevenzione e non riusciamo a estirpare la mentalità padronale anche nei giovani».
No alla “festa dell’uomo”: la violenza va riconosciuta, non sminuita
Condanniamo con forza la presa di posizione del Comune di Senigallia e in particolare la posizione dell’assessorato alle Pari Opportunità che promuove e cerca di istituire la cosiddetta “festa dell’uomo”, ufficialmente mai riconosciuta.
Sentiamo allora la necessità di indignarci perché dobbiamo ricordarci tutti i giorni quanto detto prima, ovvero che le donne vengono uccise perché donne, vittime di un sistema patriarcale che da secoli legittima il loro controllo e la loro sopraffazione.
La locandina dell’evento, inserito all’interno degli appuntamenti per il mese di novembre riporta: “La violenza oltre il genere – la discriminazione contro le donne non si combatte discriminando gli uomini”. Ebbene no, Assessora. La violenza contro le donne si deve in primo luogo riconoscere, non sminuire. Nessun mito da sfatare e nessuna demonizzazione.
Le azioni necessarie per la nostra città
A Senigallia dobbiamo intervenire con azioni educative mirate, come l’apertura di un dialogo costante e profondo con le scuole per educare i giovani. Ribadiamo ancora una volta la necessità e l’importanza dell’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, come strumento chiave per educare all’affettività, al rispetto e alla socialità.
All’interno del territorio comunale è necessario rafforzare la presenza di spazi di ascolto e di protezione, valorizzando i centri antiviolenza e investire sulla formazione di tutti quei soggetti chiamati a operare in contesti così difficili.
La violenza di genere si combatte ogni giorno, non solo il 25 novembre: con il dialogo, con il ripudio di ogni forma di violenza, nelle istituzioni democratiche, nei luoghi della partecipazione, nelle scuole e nell’associazionismo.


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