Le dichiarazioni del presidente Acquaroli sul nuovo Ponte Garibaldi certificano una scelta arrogante, calata dall’alto, impermeabile a ogni confronto con la città. “Non ci saranno deroghe, il progetto è questo”: una frase che suona più come un ordine che come una decisione istituzionale. È il metodo Trump, applicato alle Marche. E Senigallia oggi è la sua piccola America commissariata.
Da mesi partiti, movimenti, associazioni e società civile ripetono una cosa semplice: la sicurezza viene prima di tutto, ma non può diventare l’alibi per costruire un ponte autostradale nel cuore della città, ignorando il contesto urbano, paesaggistico e sociale. Un’opera rigettata completamente – o quasi – dai senigalliesi, come dimostrano prese di posizione, firme, assemblee, osservazioni, dibattito pubblico.
Le alternative concrete che proponiamo
Le alternative esistono e non sono eresie: un concorso di progettazione serio, per individuare una soluzione di qualità; la valutazione di un ponte ciclopedonale che ricomponga la città invece di spaccarla, attraverso una revisione della viabilità e scelte urbanistiche innovative; un’iniziativa che parta dagli amministratori locali per intervenire sulla norma e la sua interpretazione, in un dibattito politico che sta già avvenendo in Emilia-Romagna, tenendo insieme sicurezza idraulica e qualità urbana.
Il silenzio del sindaco è complicità
A Senigallia invece no. Acquaroli decide, Olivetti tace. E nel silenzio – che è ormai complicità politica – Senigallia subisce. Il sindaco rinuncia a difendere la città e accetta supinamente una scelta che la segnerà per sempre. E per Ponte Portone stessa storia, ignorando poi che ci sono pochi metri più avanti il ponte degli Angeli, quello sulla Statale e quello della Ferrovia. È fondamentale invece continuare a lavorare sulle vasche di espansione, primo vero punto per mitigare il rischio idraulico.
Senigallia non è una bacheca elettorale né un rendering da imporre con la forza. È una comunità che chiede ascolto. Continuare a ignorarla significa tradire il mandato democratico. E su questo, come sul Ponte Garibaldi, non faremo un passo indietro.
Dario Romano, Candidato sindaco del centrosinistra e Capogruppo comunale Partito Democratico


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